Può la democrazia rigenerarsi in un contesto dominato da nuove forme di potere economico, tecnologico e politico? Quali dispositivi istituzionali e sociali servono per governare l’aumentata complessità delle decisioni pubbliche? Come contrastare la convergenza tra neoliberismo e autoritarismo e rilanciare un’agenda democratica capace di produrre uguaglianza e giustizia sociale? Sono queste alcune delle domande che saranno al centro della tre giorni in programma dal 23 al 25 gennaio al Palazzo Ducale di Genova dal titolo “Democrazia alla prova”, organizzata da Forum Disuguaglianze e Diversità e Palazzo Ducale.
L’appuntamento arriva in un momento in cui anche a livello europeo cresce l’attenzione sulla tenuta dei sistemi democratici, come mostra la recente proposta della Commissione sullo Scudo europeo della democrazia per contrastare interferenze, disinformazione e pressioni esterne sul dibattito pubblico.
Il documento preparatorio della tre giorni individua una serie di nodi critici: la democrazia come sistema in divenire che non riesce più ad adattarsi al ritmo dei cambiamenti; il ruolo del neoliberismo nell’erosione degli strumenti democratici; la dinamica autoritaria che penetra le società attraverso l’azione sul senso comune; il peso crescente degli attori digitali come fattori di concentrazione economica e politica; la difficoltà delle istituzioni a governare un mondo più complesso, mentre i movimenti dal basso faticano a incidere sul quadro generale.
Tematiche che trovano, tra l’altro, conferma nel 59° Rapporto Censis, da cui emerge una disaffezione sempre più marcata verso la politica e la partecipazione elettorale. Il quadro è netto: alle politiche del 2022 l’astensione ha raggiunto il 36,1%, nove punti in più rispetto al 2018, mentre alle europee del 2024 oltre la metà degli aventi diritto – il 51,7% – non si è recata alle urne. Una tendenza che si riflette anche sul piano dell’informazione e del coinvolgimento civico. Nel 2003 il 57,1% degli italiani seguiva regolarmente la politica, oggi la quota è scesa al 48,2%; chi ascolta dibattiti politici si è dimezzato, passando dal 21,1% al 10,8%. Anche le forme più tradizionali di partecipazione mostrano un arretramento: la presenza ai comizi è scesa dal 5,7% al 2,5%, e la partecipazione ai cortei dal 6,8% al 3,3% in vent’anni. Un esempio evidente è proprio la rarefazione delle mobilitazioni di piazza, con una sola significativa eccezione negli ultimi mesi: le proteste a sostegno del popolo palestinese, che hanno interrotto una tendenza al ribasso ormai consolidata.
La libertà di espressione in Europa è al sicuro, ma la pressione di Mosca sulle democrazie è reale, secondo McGrath
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In questo contesto, alla tre giorni di Genova si discuterà il presente e il futuro della democrazia in cinque sessioni. Si parte il 23 gennaio affrontando i nessi tra Stato, neoliberismo e autoritarismo, analizzando come questi modelli abbiano risposto a questioni che la democrazia non è riuscita a governare, fino a diventare egemoni.
Il giorno successivo si guarda invece al futuro: come può reagire la democrazia alla prova che sta attraversando? Quali sono le sue risorse residue? Dove si collocano i margini di un possibile rinnovamento?
Una sessione autonoma sarà invece dedicata alle nuove generazioni, per esplorare il paradosso tra consapevolezza delle ingiustizie e sfiducia nelle forme organizzate tradizionali, in primo luogo i partiti.
L’analisi si allargherà poi al confronto internazionale, con interventi su Stati Uniti, India e Cina: tre sistemi diversi, accomunati da tensioni profonde nella definizione del rapporto tra potere e partecipazione.
Bruxelles presenta lo Scudo europeo della democrazia
La Commissione europea ha presentato mercoledì 12 novembre due iniziative centrali per rafforzare la democrazia nell’Unione: lo Scudo europeo della democrazia (European Democracy Shield), un piano volto a proteggere i sistemi democratici dell’UE dalle minacce ibride e dalla disinformazione, …
A chiudere, la quinta sessione dedicata all’Italia, dove si discuterà dell’avanzare della dinamica autoritaria, della relazione tra capitalismo nazionale e trasformazioni politiche, dell’aumento dell’astensione e della possibilità di una risposta politica radicale sostenuta dalle forme organizzate del lavoro e della cittadinanza attiva.
Il programma porta a Genova un insieme eterogeneo di voci: giuristi come Gaetano Azzariti, politologi come Nadia Urbinati e Susan Stokes, studiosi di geopolitica come Lucio Caracciolo, economisti come Jayati Ghosh e Ugo Pagano, figure del mondo sindacale come Serena Sorrentino, analisti dei media e della società digitale come Evgeny Morozov e Serena Mazzini. Accanto a loro, giornalisti, giovani attivisti, accademici, esperti di politiche pubbliche e rappresentanti di organizzazioni civiche. A tessere il filo della riflessione quotidiana saranno i commenti di Mattia Diletti e Franco Monaco, insieme a una serie di interviste ai partecipanti.
Tre giorni che non si limitano a denunciare la crisi della democrazia, ma provano a guardare oltre: a quali condizioni una società può tornare a esercitare un controllo effettivo sul potere economico e politico? Quali spazi si possono riaprire per un confronto democratico fondato su valori, interessi e conoscenze? E soprattutto, come immaginare istituzioni capaci di governare la crescente complessità in nome della giustizia sociale e ambientale?
Le risposte però non sono predefinite. Infatti, come chiarisce il documento di assunti, il punto di partenza è un quadro che sarà “messo a repentaglio” durante i lavori, nella convinzione che la democrazia, per rigenerarsi, debba prima di tutto saper rimettere in discussione sé stessa.
[a cura di Simone Cantarini]

